Come e perché leggere libri Thriller: la nostra esperienza
- Laura e Chiara
- 8 feb 2018
- Tempo di lettura: 4 min
Buongiorno lettori!
Oggi pubblichiamo un post insolito, infatti, per la prima volta abbiamo deciso di raccontarci a voi, raccontarvi la nostra esperienza come lettrici, in particolare, come lettrici di thriller.
Premettiamo che sarà un post lunghetto, ma speriamo che i più temerari tra voi, arrivino fino in fondo.
Siamo nate in una casa in cui l'arredamento principale erano (e sono) i libri. La sala, le camere e il corridoio (qualcuno purtroppo anche per terra), ne sono pieni.
Se abbiamo questa passione, il merito è tutto dei nostri genitori, che abbiamo SEMPRE visto con un libro in mano.
Nostra mamma mentre faceva colazione con il suo tè caldo leggeva, quando ci portava al parco leggeva, prima di dormire, leggeva. Nostro papà definisce quasi una patologia il suo continuare a comprare libri, è amante di libri storici, filosofici e religiosi.
Amiamo i libri da quando nostra madre ci ha insegnato a leggere. Si, è stata una sua scelta quella di essere proprio lei a insegnarcelo. Da allora non ci ha mai fatto mancare un libro. Molto spesso si rifiutava di comprarci qualcosa, ma quando chiedevamo un libro, il "SI" era dietro l'angolo. E a Natale, o compleanni, non mancavano mai.
Il fatto che ci veda sempre tra i libri, è per lei una delle soddisfazioni più grandi.
Da adolescenti eravamo alla continua ricerca di nuovi libri, e lei più volte ci rispondeva: "Ma io ne ho tanti, perché non date un'occhiata per vedere se c'è qualcosa di interessante?", ma noi, vedendo nostra madre "troppo grande", pensavamo che i suoi libri fossero noiosi e impegnativi. E chi si aspettava che, invece, leggesse tutto questo ben di dio? Deaver, Nesbo, Lackber, Freeman, Dorn...
Siete pronti per conoscerci ancor di più?
Nonostante entrambe amiamo ogni sfumatura di thriller, dobbiamo ammettere che abbiamo due preferenze diverse, tra i vari sottogeneri. Se avete ancora un po' di pazienza, ve le raccontiamo. Chiara: Non ricordo quale sia stato in assoluto il primo thriller letto, ma certamente ricordo il primo che mi è entrato nel cuore. Avevo circa 17 anni, ero al mare, e leggevo uno di quei libri che rubavamo a nostra madre: "Il codice del quattro" di Ian Caldwell & Dustin Thomason. Dopo vari tentativi, ho capito, però, che ciò che più mi appassiona sono gli psicothriller, e lo devo a Sebastian Fitzek e a Wulf Dorn. Dovete sapere che da quando ho scoperto cosa sia la psicologia, negli anni delle scuole medie, appena avevo un minuto libero andavo a ricercare, su internet e sui libri, informazioni sui diversi disturbi psicologici, in particolare quelle riguardanti le dissociazioni d'identità (potete quindi

capire perché "Una stanza piena di gente" di Daniel Keyes sia tra le mie letture più belle). Esistono disturbi psicologici di ogni genere, anche i più impensabili che sfiorano l'irreale. Voglio farvi un paio di esempi, che trovo tanto "assurdi" quanto affascinanti. La sindrome di Alice nel paese delle meraviglie porta una persona a vedere gli oggetti molto più grandi o molto più piccoli di quello che in realtà sono. Esiste un disturbo che porta le persone a credere di essere letteralmente morte, a credere davvero di non esistere, la cosiddetta Sindrome di Cotard. La psiche da sempre mi affascina, e se si aggiunge il mio interesse verso il crimine e le devianze, risulta facile comprendere perché i thriller psicologici regnino nella mia libreria. L'unione mente-crimine, posto nero su bianco, sembra essere stata inventata apposta per me, e ringrazio gli autori che vi si dedicano per darmi la possibilità di scoprire sempre nuove trame, e per riuscire a sorprendermi (quasi) ogni volta! Leggo thriller perché il "Federico Moccia style" non fa per me. Leggo thriller perché mi immedesimo nella vittima, nell'ispettore di turno, e, a volte, anche nel carnefice. Leggo thriller perché improvvisarmi Sherlock Holmes, facendo ipotesi su un determinato assassino, sociopatico, psicopatico, mi fa capire quanto io sia una criminologa mancata. Esistono moltissime motivazioni per cui ognuno di noi legge il genere che legge. Io leggo thriller (e qui mi riferisco soprattutto a quelli dal finale a sorpresa) perché per me è una grande soddisfazione arrivare alla fine di un libro e dire "ecco, lo sapevo!!", ma ancor di più perchè quella reazione, che si traduce in "nooo non me lo sarei mai aspettato, wow!", non smette mai di lasciarmi senza parole!
Laura:
La mia passione per il genere thriller nasce piano piano, da quando, a 14 anni, la mia professoressa di italiano ci diede da leggere "Il terzo gemello" di Ken Follet. Ci diede un mese di tempo, ma io lo lessi in men che non si dica, e una volta finito, continuavo a dire a mia mamma quanto mi fosse piaciuto. In seconda liceo, la stessa professoressa ci diede da leggere "Assassinio sull'Orient Express", e da quel momento, ho capito che questo genere mi affascinava sempre di più.
Nel frattempo cresceva in me la passione del giallo-thriller anche nei film. Io e Chiara passavamo a volte week end interi a scegliere qualche bel thriller (ma soprattutto horror) con cui trascorrere i pomeriggi senza genitori.
A 17 anni mia mamma comincia a nominarmi una certa Camilla Lackberg, e dopo aver cominciato ad incuriosirmi per bene, mi consiglia "La principessa di ghiaccio". Da quel momento mi sono completamente

innamorata del thriller, ho divorato tutti i romanzi di questa autrice, di Wulf Dorn e di Lars Kepler. Devo a questi tre autori l'immensa passione per la lettura di questo genere, del thriller psicologico, ma soprattutto dei thriller scandinavi. Trovo che questi ultimi in particolare siano caratterizzati da qualcosa di unico, in quanto ad ambientazioni, suspense e stile di narrazione. Sono in grado di avvolgermi completamente in un clima freddo e inquietante, come nessun altro riesce a fare.
Non ho mai avuto il cosiddetto "blocco del lettore", anzi, anche quando andavo in università, dove la maggior parte delle mie amiche mi diceva "Studio tutto il giorno, quando stacco non ne voglio più sapere di libri", e studiavo tutto il giorno, non vedevo l'ora di ritagliarmi un'oretta prima di dormire per dedicarmi a quello che veramente volevo leggere.
Non ho mai amato le storie d'amore e il lieto fine. Ho capito che dalla lettura ho bisogno di adrenalina, mistero e di omicidi (va bene, detto così sembra abbastanza strano!).
Amo il thriller perché mi tiene sulle spine, mi incolla alle pagine e mi estranea completamente dal mondo. Mi permette di ragionare in modo diverso e mi offre molte prospettive con cui osservare le cose. Amo il thriller perché mi da emozioni che non so spiegare, e sopratutto perché nonostante ne abbia letti a migliaia, sa sempre sorprendermi e lasciarmi senza parole!